Le confessioni dell’amore triste di Cotton

 

«E poi finì,dico,con mia moglie. E’ finita quando non sono più riuscita a vederla come..come altro da me. Hai presente quando i russi dicono “ anima mia” per rivolgersi alle persone care. Ecco, il soffio, poiché anima, vuol dire soffio,non mi spingeva più da nessuna parte. Così divenne una dolce guerra tra me e lei. Ci amavamo, in qualche modo, ma di un amore triste.  Non riuscivo a promuovere la mia alterità, e lei non aveva alcuna intenzione di rendersi interessante ai miei occhi. Uscivamo la sera, scherzavamo e ci guardavamo con affetto, ma non era di certo amore il nostro. Ti diranno che, se non c’è più attrazione, si può resistere con l’impegno e la determinazione. Ci ho provato; ma ciò che non si capisce è che, per quanto non ci piaccia ammetterlo, ci sono parti di noi che prescindono da ciò che noi vogliamo imporre alla nostra vita. Il desiderio che nutrivo, e uso questa parola non a caso, poiché alimentavo ogni giorno tale desiderio per le altre donne, si scontrava con la mia visione del matrimonio. Per quanto riuscissi a tenerlo a bada, era sempre lui a vincere. Anche quando non tradivo mia moglie. Pativo il mio vero io. E ciò che mostravo con più frequenza, era, almeno credo, una forma sbiadita di me. Noi non siamo ciò che abbiamo costruito; in realtà siamo ciò che teniamo nascosto. Il resto? Il resto sono semplici idee, che come sappiamo, possono essere modificate facilmente a nostro uso e consumo»

Le confessioni dell’amore triste di Cottonultima modifica: 2011-07-14T17:03:00+00:00da petrelli599
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